Trani, la perla dell'Adriatico

“Là dove l’Adriatico – si legge nell’inno alla città di Cesare Brandi - già promette lo Jonio e perde il verde acidulo sotto le squame d’un azzurro tiepido e denso, questa città che nessuno celebra, Trani, eleva un Duomo alto come un’acropoli ed una torre che ne misura la distanza dal cielo”

La città di Trani, definita la Perla dell’Adriatico, è una città pugliese capoluogo insieme alle città di Barletta ed Andria della provincia Barletta – Andria – Trani.

Stando ad un’antica leggenda la città di Trani fu fondata da Tirreno, figlio dell’eroe omerico Diomede, al ritorno dalla guerra di Troia. Una seconda leggenda indicherebbe come fondatore Traiano. Da Tirreno e Traiano la città prese il suo nome. “Tirrenum me fecit / Traianus me reparabit/ Ergo mihi tranum nomen / Uturque dedit” sono le parole incise su una lapide ad oggi situata nell’atrio del Vecchio Municipio.

Leggende a parte, la forma naturale della città sembrerebbe avvalorare la tesi dell’esistenza sin dall’età preistorica. La presenza del porto potrebbe aver favorito l’insorgere di prime case, e dei primi agglomerati urbani. Condizione importante per la nascita della comunità cittadina fu anche il clima mite, oltre ad un mare pescoso, ad un’abbondanza di tufo utile per edificare e ad un terreno particolarmente fertile.

Una prima struttura urbana risale all’XI secolo d.C., in piena dominazione longobarda. Testimonianza dell’insediamento abitativo furono le quattro porte: Porta Vetere, congiunzione con Barletta ed Andria; Porta Antica con Bisceglie, Ruvo di Puglia e Corato; Porta Nova e Porta Vassalla con l’entroterra.

Al dominio longobardo terminato attorno all’845 subentrò quello bizantino, saraceno nel 988, quello normanno nel 1042. Successivamente vi fu la dominazione veneziana per poi giungere a quella sveva.

Trani fu un importante centro culturale e commerciale. A tal proposito sono da ricordare gli Statuti Marittimi che la città si diede e che beneficiarono largamente del consenso e dell’approvazione di altre città marinare dell’Adriatico.

Lo stemma della città di Trani è stato creato nel 1098, raffigura un drago munito di grandi ali nell’atto di schiacciare sotto i suoi artigli una testa taurina e con una torre poggiata sul dorso, il tutto sormontato da una corona a cinque punte.

Lo stemma concesso nel 1914 non corrispondeva al simbolo storico, ma ad una ricostruzione fatta attraverso i documenti dell’epoca. Dopo accurate ed attente ricerche storiche, utili a tal fine sono stati gli stemmi scolpiti su diversi palazzi cittadini, è stato ricostruito lo stemma originale a cui è seguita la domanda di sostituzione al Ministero. Era l’8 settembre del 2000 quando il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi firmò il Decreto di sostituzione dello stemma e del gonfalone.

Fortis ferox fertilis, motto inciso sullo stemma, ricorda la storia di Trani che fu forte, valorosa e fertile. Nello specifico la torre indicherebbe la forza, la testa taurina la fertilità ed il drago è legato alla sfera commerciale ed ai rapporti che la città aveva con altri Paesi. La corona di conte a cinque punte potrebbe essere una celebrazione del conte Pietro di Trani.


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La Cattedrale di Trani dedicata a Santa Maria Assunta, spesso chiamata San Nicola Pellegrino, è un raro esempio di architettura romanica pugliese. I lavori per la costruzione iniziarono nel 1099, sulla base della preesistente chiesa di Santa Maria della Scala. Per la realizzazione è stato utilizzato il tufo calcareo, tipico della zona, estratto dalle cave cittadine che si presenta con un colore roseo chiarissimo quasi bianco. La chiesa, a ridosso della costa e lontana da altri edifici, è caratterizzata da un vistoso transetto e dall’utilizzo dell’arco a sesto acuto nel passaggio situato sotto il campanile, particolarità non molto diffusa nell’architettura romanica. Alla cattedrale si accede tramite una doppia rampa di scale che conduce al portale, considerando che il pianterreno si trova in una posizione leggermente rialzata (5 metri) rispetto al livello stradale.  

La porta centrale di bronzo, realizzata nel 1175, è opera di Barisano da Trani; ed ancora è annoverata tra gli esempi del genere architettonico presenti nel Meridione.

La porta originale è, ad oggi, conservata ed esposta all’interno dell’edificio sacro; all’esterno, invece, è posizionata una fedele riproduzione realizzata nel 2012.

 Dal punto di vista architettonico, l’edificio segue lo schema tipico della basilica a tre navate. Il dettaglio importante dell’ingresso rialzato permette di pensare che sia presente una cripta; visitando l’interno ci si rende conto che effettivamente si è dinanzi ad un esempio di chiesa doppia. Infatti, un primo edificio di culto risalente al IV secolo, come emerso a seguito di recenti scavi archeologici, sorge sull’area dove è ubicata la cattedrale. Successivamente, venne costruita la Chiesa di Santa Maria, all’interno della quale venne scavato un sacello per contenere le reliquie di San Leucio, trafugate da Brindisi nell’XIII secolo.

Per quanto riguarda le reliquie di San Nicola, si suppone siano state sistemate nella parte inferiore della chiesa. La cattedrale fu consacrata prima del completamento, che vide un’accelerazione tra il 1159 ed il 1186 sotto l’impulso del vescovo Bertaldo II. I lavori si conclusero nel 1200, eccezion fatta per il campanile.

Tornando alle caratteristiche architettoniche dell’edificio, la parte posteriore è caratterizzata da un transetto rivolto verso il mare e tre absidi che rappresentano uno tra i maggiori elementi di originalità dell’intera costruzione. Anche questa parte è decorata da arcate cieche in stile romanico; le facciate laterali sono decorate a sud da due bifore ed un rosone mentre a nord da due bifore ed una quadrifora.

La torre campanaria fu eretta tra il 1230 ed il 1239, ma il completamento vero e proprio avvenne attorno al 1300 sotto la guida del vescovo Giacomo Tura Scottini. Tipicamente romanico è l’alleggerirsi della massa procedendo verso l’alto, ottenuto con l’accorgimento architettonico delle aperture che, man mano che si sale, diventano sempre più ampie (si passa, infatti, dalla finestra bifora a quella trifora).

Sotto il campanile, un arco a sesto acuto contribuisce a creare un effetto architettonico insolito in quanto dematerializza la base su cui si scarica la massa sovrastante della torre. Credenza popolare abbastanza diffusa vuole che la scelta, operata all’epoca, di praticare un’apertura di passaggio sotto il campanile fosse dettata dalla necessità di garantire una maggiore circolazione nella zona antistante l’edificio.

Negli anni Cinquanta del XX secolo, la torre fu interessata da un intervento di anastilosi (in archeologia, ricostruzione di edifici ottenuta mediante la ricomposizione, con i pezzi originali, delle antiche strutture) nel corso di un importante lavoro di restauro.

La tripartizione in navate nella parte principale dell’edificio è data da colonne binate che sorreggono i rispettivi matronei o tribune (si tratta di un balcone oppure loggiato all’interno di un edificio, originariamente nato per ospitare le donne). Le due navate laterali sono ricoperte da volte a crociera, mentre quella centrale ha delle capriate a vista.

La parte inferiore della chiesa, caratterizzata per l’eleganza dei capitelli romanici, conserva ancora oggi la propria autenticità, nonostante gli innumerevoli mutamenti avvenuti nel corso del tempo.

La parte in questione è suddivisa in due unità; la prima è costituita dalla Cripta di San Nicola (che conserva le reliquie del Santo) e la seconda dalla Cripta di Santa Maria. Tramite una scaletta è possibile accedere all’ipogeo di San Leucio, scavato sotto il livello del mare ed ornato da affreschi in cattivo stato di conservazione.

Della pavimentazione musiva, simile al mosaico presente nella Cattedrale di Otranto ad opera di Pantaleone, restano ormai solo pochi tasselli nella zona del presbiterio da cui è, però, possibile riconoscere l’Allegoria dell’ascesa in volo di Alessandro Magno e l’episodio del Peccato Originale di Adamo ed Eva, raffigurati ai lati dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male.

L’organo a canne della Basilica è situato nel braccio destro del transetto a ridosso della parete di fondo. È stato costruito nel 2013 / 2014 da Francesco Zanin riutilizzando il materiale fonico del precedente strumento, realizzato dai fratelli Ruffatti nel 1962.

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La costruzione del castello ebbe inizio nel 1233, dopo 16 anni furono conclusi i lavori per la realizzazione delle opere di fortificazione davanti ed intorno alla struttura, seguendo il progetto di Filippo Cinardo, all’epoca Conte di Acquaviva e Conversano.

Il castello venne edificato su un banco roccioso situato al centro della rada di Trani, in una zona di basso fondale, affinché fossero scongiurati eventuali attacchi via mare. Sotto l’ingresso dell’attuale edificio sono stati rinvenuti i resti di una torre edificata tra il X e l’XI secolo. Sotto il dominio Svevo, il castello era di forma quadrangolare, caratterizzato da torri quadrate agli angoli e cortile centrale. Sui tre lati verso terra venne aggiunto un muro di cinta esterno che creava tre ristretti cortili esterni tramite un camminamento. Il castello era separato dalla terraferma da un fossato, probabilmente di origine naturale.

Durante il periodo angioino, furono apportate modifiche ed aggiunte sotto l’occhio attento dell’architetto militare francese Pierre d’Angicourt. Tra il 1385 ed il 1419 il Re di Napoli, Carlo III, assegnò il castello al capitano di ventura Alberico da Barbiano.  

Nel 1533, sotto il dominio spagnolo e Calo V, subì importanti trasformazioni affinché rispondesse alle nuove e necessarie esigenze difensive sorte in seguito all’invenzione della polvere da sparo.

Gli interventi di adeguamento previdero il rafforzamento del lato meridionale, in direzione della terraferma, e la realizzazione di due bastioni partendo da due delle torri angolari già presenti.

Nel periodo compreso tra il 1586 ed il 1677 fu sede del Tribunale Regio per la provincia della Terra di Bari (Sacra Regia Udienza).

A partire dal 1832, il castello fu sottoposto a lavori per la trasformazione in carcere provinciale, aperto nel 1844. La sua funzione restò immutata fino al 1974; nel 1976 venne consegnato alla Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Artistici della Puglia. È stato aperto al pubblico il 5 giugno 1998, a seguito di lavori di restauro iniziati nel 1979.

Alla storia del castello voluto da Federico II di Svevia sono legati anche dei racconti popolari, che vedono come protagonista la presenza del fantasma di Armida. Stando alla leggenda, si narra che la donna fosse prigioniera nelle segrete del castello per volere del marito; a seguito della scoperta di una relazione tra la donna ed un cavaliere. L’uomo, vittima della gelosia, reagì al tradimento pugnalando l’amante di sua moglie e rinchiudendo la stessa in una cella nei sotterranei dell’edificio, dove restò fino al suo ultimo respiro.

Da allora, il fantasma della donna dagli occhi azzurri e dai capelli lunghi neri, si aggira per il castello alla ricerca dell’amore perduto per il cavaliere. Armida, secondo la tradizione, parrebbe indossare un vestito grigio scuro e sembrerebbe fuggire il contatto con l’uomo.

Ad oggi, però, non vi è alcuna traccia storica che possa confermare e supportare questo racconto che resta confinato nel limite della narrazione popolare. Il nome Armida è menzionato nel poema epico La Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. La suddetta opera fu scritta nel periodo in cui storicamente il castello era sotto l’egemonia di Carlo V e del dominio spagnolo.

Si potrebbe supporre che il poeta abbia inventato il personaggio di Armida, ispirandosi alla vicenda che vede come protagonista Sifridina.

La storia ufficiale racconta, a tal proposito, di una donna morta nel castello di Trani. L’identità apparterrebbe a Sifridina, contessa di Caserta, tenuta prigioniera dal 1268 al 1279, per il reato di cospirazione commesso ai danni degli Angioini, i signori dell’epoca. Plausibile è l’ipotesi che la donna, morta dopo undici anni di prigionia, non si sia mai allontanata da quel luogo.  

Quando si tratta di leggende, le teorie e le supposizioni si susseguono senza sosta. Alcuni hanno anche ipotizzato che Armida e Sifridina possano essere la stessa donna. Il nome potrebbe derivare dal celtico Armis, il cui significato indica una donna forte e combattiva. Volendo cercare riscontro a questa interpretazione è sufficiente pensare alla storia di Sifridina. In fin dei conti, la donna in questione ha trascorso molti anni in una torre fredda ed umida aspettando la morte piuttosto che tradire i propri principi.

La Villa Comunale, collocata in prossimità del centro storico, rientra tra i pochi esempi in Europa di terrazzamento sul mare. L’area pianeggiante si estende su parte delle antiche mura cittadine. Interamente recintata è dotata di un accesso prospiciente il porto ed è accessibile e visitabile soltanto negli orari consentiti dal Comune di Trani. La Villa offre ai visitatori, ed ai tranesi che vogliono godere di qualche momento di relax, un giardino all’italiana ed un giardino all’inglese realizzato su una base irregolare.

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La Villa Comunale fu inaugurata nel 1824. L’estensione si limitava al solo terreno donato al Comune dalla famiglia Antonacci; più tardi il Comune provvide all’ampliamento dell’area tramite bonifica di alcuni terreni sulla zona costiera. La straordinaria posizione della Villa offre la possibilità di poter godere, volgendo lo sguardo a sud, della costa fino al monastero di Santa Maria Colonna, a nord della vista del porto e del profilo unico della Cattedrale.  

Passeggiando tra i viali alberati della Villa è possibile soffermarsi ad osservare il Monumento ai Caduti realizzato dallo scultore tranese Antonio Bassi, un cannone risalente all’ultima guerra di cui è stata vittima la città. È, inoltre, possibile ammirare la cassa armonica che fino a qualche tempo fa ospitava bande musicali per l’intrattenimento domenicale dei cittadini e non solo.

Dall’estremità sinistra della Villa è possibile accedere al Fortino di Sant’Antonio, destinato a difesa dell’ingresso del porto. L’ antica struttura che sorge sul molo di Sant’Antonio, prende il nome dalla Chiesa del XII secolo intitolata a Sant’Antonio Abate sconsacrata già dal 1478 per essere adibita a depositi vari, fu inglobata nel 1541 nel progetto difensivo preesistente a seguito degli interventi di fortificazione voluti dal viceré Pietro de Toledo. Sia la Chiesa che il Fortino sono stati restaurati negli anni Ottanta. Nel caso specifico del Fortino, ad oggi, si presenta con la sua originaria struttura ad eccezione della cupola crollata e sostituita da una volta a botte.

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Il porto, che riflette i raggi solari di giorno ed è lo specchio della luna di notte, è formato da un’insenatura naturale racchiusa tra due moli: il Molo di Santa Lucia a ponente ed il Molo di Sant’ Antonio a levante.

Nel cuore della città di Trani sorge la Giudecca un quartiere aperto che sorge vicino alle mura cittadine ed al porto nei pressi, quindi come succedeva in altre località, del centro della vita cittadina ed economica.

La presenza della comunità ebraica nella città di Trani risale alla prima metà dell’XI secolo. La conferma di tale presenza è nel diario di viaggio compiuto da Beniamino Tudela, tra Europa e Asia negli anni compresi tra il 1159 ed il 1166, il quale giungendo a Trani annotò “Qui vi è una comunità d’Israele che conta circa duecento con a capo rabbi Elia, rabbi Natan e rabbi Iacob”. Tra i periodi più felici e sereni vissuti dalla comunità ebraica di Trani, è sicuramente da ricordare quello normanno – svevo. Infatti, Enrico VI di Svevia nel 1195 nonostante avesse confermato l’autorità dell’arcivescovo di Trani sulla giudecca, gli ebrei poterono godere della protezione dell’imperatore che proibiva e vigilava sulle conversioni forzate e le estorsioni di denaro operate da funzionari cristiani. Nel periodo di Federico II, gli ebrei ebbero il monopolio del commercio della seta riuscendo a edificare quattro sinagoghe, l’ultima delle quali fu terminata nel 1247.

La tranquillità della comunità ebraica tranese fu turbata agli inizi della dominazione angioina. La costante ed accanita azione di proselitismo di Francescani e Dominicani causò, alla fine del XIII secolo, il disfacimento della comunità ebraica; non mancarono in quel periodo molti passaggi (probabilmente di comodo) alla fede cristiana. Successivamente le quattro sinagoghe furono convertite in chiese cattoliche; soltanto due di esse sono giunte sino a noi. Gli ebrei furono nuovamente riconosciuti come comunità nel 1442 sotto il dominio aragonese. Pochi anni più tardi, nel 1495, la situazione precipitò nuovamente a seguito dell’invasione del Regno da parte di Carlo V.

La comunità di Trani venne, dopo innumerevoli vicende molto spesso spiacevoli, riconosciuta nel 1518 fino al 1541, quando l’imperatore Carlo V d’Asburgo li cacciò definitivamente dal Regno. Soltanto nel 2004 il Comune di Trani ha riconosciuto il carattere religioso della Sinagoga di Santa Maria di Scolanova restituendola alla comunità ebraica. Oggi, dopo anni di avversità, la città di Trani permette che alcune manifestazioni si svolgano per le strade della Giudecca. Dopo numerose pagine nere per la storia di questa comunità, da qualche anno i tranesi tutelano, proteggono erispettano una importante parte della loro storia cittadina.

La Sinagoga di Scolanova sorge nell’antico quartiere ebraico di Trani dove originariamente erano stati edificati ben quattro edifici per il culto ebraico, due delle quali non sono giunte sino a noi. L’edificio in oggetto fu edificato nel XIII secolo, è possibile accedervi per mezzo di una scalinata che conduce ad una porta posta sul lato occidentale della struttura. L’edificio è stato costruito a muratura utilizzando la pietra calcarea. Il portale di ingresso è unico, vi sono solo quattro finestre monofore ad arco. L’intera struttura è dominata da un campanile a vela, a sua volta sormontato da un timpano su cui è facilmente riconoscibile la Stella di David in ferro battuto. All’interno della sinagoga è possibile osservare un dipinto di origine bizantina che raffigura la Madonna dei Martiri, protettrice dei marinai.

Complessivamente lo stile architettonico della sinagoga richiama e rimanda allo stile degli edifici religiosi presenti in Valle d’Itria e nelle Murge.

Nel cuore del quartiere ebraico di Trani è possibile visitare la Sinagoga Grande, costruita nel 1247 e divenuta chiesa cattolica sotto gli Angioini a pochi anni dalla sua costruzione. Ad oggi mantiene ancora il nome di Sant’Anna a cui si affianca anche quello di Museo; dal 2009, dopo un accurato restauro teso al recupero della stratigrafia dell’edificio originario, la sinagoga – chiesa ospita un’esposizione dedicata alla storia della comunità di Trani.

Nella cripta sono custoditi cippi tombali provenienti dai cimiteri della comunità ebraica cittadina. La zona superiore ospita, oltre a pannelli didattici esplicativi della storia della presenza ebraica nella città e nel Mezzogiorno fino al XIII – XV secolo e della storia della sinagoga stessa, copie di documenti e due reperti di eccezionale valore ed importanza; ossia un’antica Mezuzah risalente al XII – XIII secolo e frammenti pergamenacei di un’antica Bibbia in ebraico del XIV secolo. Della preziosa collezione fa anche parte l’epigrafe di fondazione, importante documento lapideo che riporta la data di erezione del sacro tempio, avvenuta durante il 5007 dalla creazione del mondo secondo il calendario ebraico e che quindi si rivela fondamentale per la costruzione della storia della comunità e della stessasinagoga.

Gli ultimi lavori di restauro hanno messo in luce gli antichi elementi della struttura sinagogale vera e propria. Ad esempio, i muri esterni, la cupola nel tamburo ottagonale, il timpano cuspidato sull’ingresso laterale dell’edificio era, con molta probabilità, il coronamento dell’Aronha – Kodesh.

La Sinagoga di Sant’Anna fa parte del Polo Museale della città di Trani.

Polo Museale

Il Museo dell’Arcidiocesi di Trani – Barletta – Bisceglie – Nazareth fu inaugurato nel 1975 per volontà dell’Arcivescovo Giuseppe Carata presso l’ex Seminario Arcivescovile (Palazzo Addazi), al fine di sistemare il materiale lapideo e scultoreo proveniente da scavi e demolizioni operate nella Cattedrale ed in altre chiese tranesi. Nel 1198, considerata la mole del patrimonio, si decise di impiegare gli ambienti del Palazzo Lodispoto risalente al XVII secolo. Situato in piazza Duomo ospita, sui suoi quattro piani, il Museo Diocesano, il Museo della Macchina per Scrivere della Fondazione S.E.C.A. e l’Area Culturale.

La chiesa di Ognissanti, detta anche dei Templari, è situata sulla riva del porto e costituisce un esempio di architettura romanica risalente al XII secolo. La facciata principale, riccamente scolpita, si trova sull’omonima via ed è coperta sia dal portico esterno che da abitazioni, costruite in epoche successive, sopra il portico stesso. Tre portoni rettangolari permettono l’accesso alle navate; tutte sono sormontate da pregevoli decorazioni tra cui è possibile riconoscere la scena dell’Annunciazione e l’immagine di due pavoni nell’atto di cibarsi con un tralcio di vite simbolo del sacramento dell’eucarestia. Il retro, rivolto verso il mare, è la parte più caratteristica dell’edificio. Si presenta con tre piccole absidi semicircolari e sporgenti, la cui forma ricorda la parte posteriore della chiesa della Vallisa a Bari. Tra le due chiese è possibile riscontrare altre analogie come la presenza del portico, la vicinanza al mare, il periodo di costruzione e la presenza della comunità di Ravello.

La struttura interna della chiesa di Trani si presenta con pianta rettangolare, è suddivisa in tre navate con doppio portico tramite colonne che sorreggono archi a tutto sesto. la navata centrale è coperta a capriate, mentre quelle laterali sono coperte da volte a vela; è assente il transetto.

La chiesa ospita diverse ed importanti tele artistiche tra cui la Madonna con Bambino, opera di Rico da Candia.

L’edificio fu eretto attorno all’anno 1000; fino al 1644 fu intitolata a San Basilio e veniva officiata da monaci di rito greco. Ad oggi è tra le poche chiese antiche ad una cupola perfettamente intatta presente in Puglia.

Analizzando la struttura dal punto di vista architettonico, ci si rende conto che si presenta compatta, la sua facciata attuale non ha conservato il disegno originario e risale ad un’epoca successiva. La pianta, seppur ispiratasi al modello bizantino, è a croce greca con tre navate, divisa in quattro colonne di granito terminanti con delle piccole absidi. Internamente, la cupola emisferica sorge al centro della navata mediana, sorretta da quattro colonne che indicano, per il fusto capovolto, la provenienza pagana.

Una teca d’argento nella quale sono riposti i resti di un’ostia consacrata fritta, frutto di un miracolo eucaristico, è conservata all’interno della struttura. Il miracolo sarebbe avvenuto attorno all’anno 1000 e, stando al racconto tramandato, si sarebbe verificato nel giorno del Giovedì Santo. Protagonista è una donna ebrea che, in questa chiesa, sottrasse un’ostia consacrata ed una volta rientrata in casa volle verificare l’effettiva presenza di Cristo; per questo motivo pose l’ostia in olio bollente. L’ostia divenne carne ed iniziò a sanguinare abbondantemente. L’arcivescovo, appresa la notizia del sacrilegio, ordinò una processione riparatoria che si tiene ogni anno durante la processione dei Misteri del Venerdì Santo.

Un simile episodio venne raffigurato dal pittore Paolo Uccello in una serie di sei tele, Pala del Corpus Domini, oggi conservate presso la Pinacoteca regionale delle Marche di Urbino.

Ad oggi la chiesa ricopre il ruolo di rettoria, ed è sede del gruppo di preghiera devoto a Padre Pio. Nel periodo natalizio è adornata da un presepe devozionale che rafforza la tradizione di questa chiesa nella santificazione del Natale.


Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Pro Loco di Trani

Si ringrazia Angelo Avveniente per gli scatti n° 1 – 2 – 5.

Per le altre immagini la fonte è il web